Patologie - Alluce valgo
1. Perche’ si forma l'alluce valgo?
2. Quando mi devo operare?
3. In cosa consiste l'intervento chirurgico?
4. La tecnica Austin-Chevron-McBride e’ indicata in tutti i casi?
5. Esistono altre tecniche affidabili?
6. Ho sentito parlare di tecniche mini-invasive. Cosa sono?
7. Che anestesia si fa?
8. Che esami devo fare?
9. Come si programma l'intervento?
10. Come mi devo preparare per il ricovero?.Quanto dura?
11. Quanto staro’ immobilizzato dopo l'intervento?
12. Sono preoccupato per il dolore. Cosa mi puo’ dire?
13. Che medicine dovro’ prendere?
14. Devo fare fisioterapia?
15. In sintesi, come si puo’ riassumere il percorso pre e post-operatorio?
16. E le percentuali di successo di questa chirurgia?
17. Quali dunque i rischi reali, le complicanze possibili?
18. E le patologie associate?
19. Posso operarmi contemporaneamente da ambedue le parti?
20. Se non mi opero che rischio corro?


1. Perche’ si forma l'alluce valgo?
l'alluce valgo e’ una deformita’ acquisita su base costituzionale. Spesso vi e’ familiarita’. Il rapporto fra donna e uomo e’ circa di 4 a 1.
Quando il nostro piede appoggio, rulla e spinge. Stacca sull'alluce.
Se, in fase propulsiva, l'alluce non e’ ben stabilizzato al suolo per uno squilibrio biomeccanico a monte, ad esempio un piede piatto o una sindrome pronatoria, tende a deviare e ruotare.
La sua muscolatura stabilizzante intrinseca è debole, la muscolatura lunga molto forte. Se il sistema legamentoso dell'avampiede é lasso la situazione e’ ancora peggiore. In fase di spinta l'alluce devia lateralmente, l'avampiede si allarga a ventaglio, il primo metatarsale si adduce, gli altri metatarsali si abbassano e si sovraccaricano ( il cosiddetto piattismo traverso).
Inizia cosi’ quella catastrofica sequenza biomeccanica, di cui l'alluce valgo e’ solo l'epifenomeno.
Nel tempo in genere il quadro si aggrava, per un’ artrosi eccentrica dell'articolazione metatarso-falangea prima, una lussazione della testa metatarsale sui sesamoidi, un progressivo ipercarico sulle teste metatarsali, una deformita’ a martello o ad artiglio delle dita.


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2. Quando mi devo operare?
l'indicazione chirurgica si pone in caso di dolore persistente, presenza di borsite (cioe’ rigonfiamento della parte interna dell'articolazione), carico alterato con callosita’ plantari, intolleranza alla calzatura.
Questa situazione puo’ essere presente nel giovane, come nell'adulto e nell'anziano.
Nell'alluce valgo giovanile, di tipo malformativo, caratterizzato in genere da un piede tendenzialmente piatto, un metatarsale addotto ed una testa del primo metatarsale ad ogiva, si consiglia di operare dopo i sedici anni, a fine dell'accrescimento scheletrico.
Nell'alluce valgo dell'adulto, caratteristico delle giovani donne con familiarita’, in genere si assiste ad un peggioramento verso i 40 anni, in associazione a metatarsalgia, con significativa limitazione nell'uso di calzature e nello sport. Inutile aspettare per operare, perche’ sempre la situazione peggiora ed i vari presidi non chirurgici (tutori, divaricatori) sono spesso inutili.
Rinviando eccessivamente l'intervento, aumenta il rischio evolutivo della deformita’ nel tempo, che causa usura dell’articolazione, con danno artrosico e compromissione del risultato finale dopo la chirurgia.
Nell'alluce valgo post-menopausale, il piu’ frequente, la deformita’ e’ in genere la combinazione fra un disassiamento sul piano traverso e inziali deformita’ artrosiche. l'indicazione si pone per presenza di dolore, borsite, carico alterato, patologie associate, quali il dito a martello.
L'alluce valgo della terza eta’ e’ in genere equamente suddiviso fra uomo e donna, a differenza dai precedenti, si caratterizza per le deformita’ artrosiche associate, l'aspetto a triangolo del piede, la quasi costanza di patologie associate. Si opera solo se doloroso o se rende impossibile l'uso di calzature accettabili e le attivita’ sportivo-ricreative.
L'alluce valgo dell'anziano o del grande anziano (dai 75 in su) si cerca di non operare, per l’elevato rischio di complicanze cutanee e vascolari.
Si procede solo in caso di complicanze cutanee (borsiti, ulcere etc.) specie se patologie associate a rischio (es. diabete), con estrema prudenza e con interventi calibrati al substrato biologico.
In genere l'intervento correttivo di alluce valgo e’ programmabile, mai urgente.


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3. In cosa consiste l'intervento chirurgico?
Sono descritte oltre 100 tecniche correttive per l'alluce valgo, il che spiega come in realta’ non si possa parlare di una sola tecnica vincente.
Le tecniche moderne mirano alla ricostruzione della struttura ossea ed al suo riallineamento.
Viene in pratica eseguita una sezione ossea al colletto metatarsale, dopo aver delicatamente smussato la parte sporgente. La testa metatarsale viene riportata nel suo centro funzionale, sopra i due ossicini dedicati all'appoggio, detti sesamoidi.
La tecnica piu’ collaudata al mondo, detta Austin-Chevron-McBride, e’ una osteotomia trapezoidale a forma di V aperta a circa 80°, che si esegue con piccola incisione dorsomediale, di circa 4 cm.
Lo spostamento viene preceduto dalla liberazione delle parti molli con la stessa incisione. Eseguito lo spostamento l'osteotomia viene stabilizzata con una vite in titanio, affondata nell'osso.
Questa vite e’ biologicamente compatibile, puo’ rimanere a vita. Andra’ rimossa (raramente) solo se si mobilizza o da’ fastidio per parziale sporgenza.
Si smeriglia poi il bordo sporgente e l'articolazione viene riequilibrata ricostruendo le parti molli.
La stabilita’ ottenuta consente mobilizzazione immediata e carico immediato.


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4. La tecnica Austin-Chevron-McBride e’ indicata in tutti i casi?
No assolutamente. Gli alluci valghi non sono tutti uguali.
Molto importante valutare sulle Rx l'angolo intermetatarsale, cioe’ la divaricazione fra il primo e secondo metatarso.
Quando l'avampiede e’ aperto a “ventaglio” bisogna agire alla base del primo osso metatarsale.
Si tratta di osteotomie piu’ difficili, che richiedono stabilizzazione con viti o placca dedicata, tempi di scarico piu’ lunghi, associazione con altri tempi chirurgici. Un’altra procedura frequente che si associa ad altre nella correzione delle deformita’ e’ la tecnica di Akin, cioe’ una osteotomia falangea direzionale in cui si asporta un piccolo cuneo a base interna, per allineare l'alluce.
Altra varante possibile, l'osteotomia di Austin multiplanare o in accorciamento, in cui, oltre a spostare lateralmente, si sottraggono piccoli cunei ossei per accorciare o ricentrare l'articolazione.
In questi casi la stabilizzazione e’ affidata ad almeno due viti per maggiore sicurezza.
Va ricordato che un Moderno Chirurgo Ortopedico del Piede non cerca di applicare un solo intervento per tutte le deformita’, che sono molto diverse fra loro, ma utilizza per ogni paziente la tecnica piu’ adatta.


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5. Esistono altre tecniche affidabili?
Certamente. Esistono altre osteotomie del primo metatarsale molto diffuse nel mondo. Sono la tecnica SCARF e la tecnica Mitchell, valide nei risultati, ma con necessita’ di esposizione molto piu’ ampia. I risultati sono sovrapponibili alla Austin, ma proprio questa necessita’ di maggior scollamento delle parti molli non le fa preferire.
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6. Ho sentito parlare di tecniche mini-invasive. Cosa sono?
La Chirurgica mini-invasiva (MIS) e’ molto innovativa nella Chirurgia Ortopedica moderna.
Si fa in tutti i distretti. Anche la tecnica di Austin con le moderne modifiche e’ una tecnica MIS, poiche’ si cerca comunque di minimizzare al massimo l'esposizione dei tessuti profondi.
Per l'alluce valgo vi sono due tecniche oggi praticate:
-la tecnica percutanea sec. Bosch/SERI che consiste in una piccolissima incisione esterna, sezione dell'osso con una fresa, spostamento della testa metatarsale e stabilizzazione con un grosso chiodo (2,2 mm) che esce dall'alluce di fianco all'unghia per stabilizzare l'osteototomia.
Per questa tecnica sono riferiti ottimi risultati da Autori autorevoli italiani, perche’ e’ semplice, veloce, poco costosa e si puo’ fare bilateralmente, anche in anestesia locale.
I suoi limiti la rigidità, la perdita di correzione, lo scivolamento fra le componenti ossee (e’ una sezione fra due superfici liscie), le infezioni, il dolore postoperatorio per la posizione forzata del dito, la necessita’ di numerose medicazioni e controlli da parte del Chirurgo.
Per questo non e’ considerata fra i gold standard da parte delle Associazioni Ortopediche dei Chirurghi del Piede di Usa, Inghilterra e Germania.
-la tecnica percutanea pura sec. Isham, consistente nell'introduzione di frese rotanti che asportano l'osso in eccesso mediante frullatura.
L’intervento viene eseguito sotto controllo radiologico diretto continuo e consentono di sezionare l'osso senza danneggiare le parti molli. Si eseguono cosi’ osteotomie di sottrazione o di riallineamento, che vengono mantenute stabili con bendaggio o cerottaggio.
Si puo’ camminare subito e in genere l'intervento e’ poco doloroso.
Questa tecnica introdotta dal Podoiatra americano Isham e perfezionata dal Chirurgo spagnolo DePrado e’ stata molto criticata negli Usa per la sua aggressivita’ profonda e la poca anatomicita’.
In Italia sta trovando spazio in mano a molti chirurghi, si presenta promettente piu’ per la patologia delle dita minori e dei metatarsali, che per l'alluce.
Ad oggi non esiste alcuno studio serio pubblicato che ne mostri l'affidabilita’, la riproducibilita’, insomma il reale vantaggio.


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7. Che anestesia si fa?
La Chirurgia dell'alluce valgo si fa con anestesie periferica, non locale.
In pratica si puo’ scegliere fra l'anestesia spinale selettiva, che agisce sul solo arto da operare, dall’inguine in giu’, oppure fra vari blocchi periferici, fra i quali il blocco dello sciatico, del nervo popliteo, oppure il blocco di caviglia.
A ognuna di queste anestesie puo’ essere associata una sedazione farmacologica, cioe’ una specie di addormentamento, che crea una specie di limbo, di abbandono, per poter essere piu’ rilassati in sala operatoria durante l'intervento.
Prima dell'intervento deve comunque essere eseguito un colloquio anestesiologico, in cui il Collega Anestesista sara’ a dispozione per ogni chiarimento e per una personalizzazione dell'anestesia in rapporto alle richieste individuali e le eventuali patologie associate.
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8. Che esami devo fare?
Dopo la visita o contestualmente vanno valutate delle radiografie, che devono essere ben eseguite sotto carico in dorsoplantare e laterale.
Spesso cio’ e’ sufficiente, tenendo conto che, prima dell'intervento, vengono comunque fatte degli indagini bioumorali, l'ECG e, se indicato, la Rx del torace.
In casi particolari puo’ essere indicata una Risonanza Magnetica degli avampiedi, per meglio valutare le parti molli, specie le capsulosinoviti dei metatarsali laterali o eventuale neuroma di Civinini-Morton.
Anche l'ecotomografia, in mani esperte e con sonda adatta, risponde bene a questi quesiti.
La TC, oggi da eseguire con tecnica multislice, pòuo’ essere richiesta per patologie ossee, ad esempio cisti, geodi, fratture dei sesamoidi, neoplasie benigne come osteomi osteoidi.
Importante e’ inoltre lo studio vascolare, in pazienti anziani, flebopatici o fumatori.
Poiche’ il doppler tradizionale studia l'albero vascolare arterioso solo fino alla caviglia, in qualche caso e’ necessario studiare la perfusione arteriosa distale/apicale della dita con la cosiddetta TCPO2 o ossimetria percutanea digitale, per screening fra soggetti a rischio e non.
Esami eccezionalmente richiesti sono l’elettromiografia, per sospette neuropatie associate, o la scintigrafia ossea con TC 99, per studiare fasi di attivita’ dl rimaneggiamento osseo.
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9. Come si programma l'intervento?
Durante la visita, se si concorda per decisione chirurgica, viene compilata una scheda dettagliata di programmazione, che viene consegnata alla Segreteria della Struttura Assistenziale ove si dovra’ essere operati.
Si viene cioe’ automaticamente inseriti nella lista di attesa.
La lista di attesa e’ differenziata in base alla eventuale urgenza, alla USL di appartenenza, alla eventuale copertura assicurativa.
In linea di massima si concorda un periodo adatto alle necessita’ del singolo paziente, in relazione ai tempi di attesa.
l'intervento al momento attuale e’ coperto integralmente dal Sistema Sanitario Nazionale ed eseguibile con tempi di attesa modulati in base ai budget concessi dalle Regioni eroganti l’assistenza.
Puo’ essere eseguito anche in Regime privato o rimborsato dalle maggiori Assicurazioni Mediche del Settore; in tal caso la lista di attesa e’ breve, circa un mese.
E’ prevista l'assistenza diretta dal parte del Prof. Volpe e del Primario Anestesista, nonche’ trattamento alberghiero in stanza singola, con eventuale secondo letto per assistenza o familiari.
La Segreteria provvede a stabilire con anticipo di circa un mese la data definitiva e ad organizzare il day hospital pre-operatorio, in cui si fanno, a cura della Struttura assistenziale, gli esami necessari ed il colloquio anestesiologico.
Non esistono periodi dell'anno piu’ o meno indicati per questa chirurgia, anche se il consiglio e’ di escludere i periodi caldi (luglio/agosto) in cui il piede suda e la cute puo’ macerare.
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10. Come mi devo preparare per il ricovero?.Quanto dura?
Il giorno dell'intervento ci si deve presentare digiuni dalla mezzanotte, presentandosi alla Caposala del Reparto indicato.
Bisogna portare con se’ tutti gli esami e la documentazione medica relativa al ricovero, piu’ eventuale altra documentazione ritenuta necessaria.
Si richiede inoltre la SCHEDA DI ACCESSO IN OSPEDALE a carico del Medico Curante, cui verra’ poi indirizzata la lettera di dimissione.
Il piede da operare deve essere accuratamente pulito, depilato, le unghie senza smalto.
E’ bene portare gia’ con sé le stampelle, un paio di guanti protettivi da palestra per non rovinare i palmi delle mani (attenzione per le donne al rischio di tunnel carpale), la scarpetta postoperatoria a tacco posteriore (Secura Eumedica da noi disegnata), che altrimenti si potra’ acquistare presso le Ortopedie autorizzate. E’ richiesto un abbigliamento comodo e confortevole (ideale la tuta).
Il Medico provvedera’ a segnare con pennarello dermografio indelebile l'arto da operare PRIMA dell'intervento, e a contrassegnare con un NO l'altro piede.
Nella maggioranza dei casi l'intervento si esegue in day hospital, dunque col ricovero alla mattina e dimissione in giornata.
Per pazienti piu’ difficili o piu’ delicati, per eta’, patologie o altri problemi, il ricovero si prolunga per una notte, massimo due.
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11. Quanto staro’ immobilizzato dopo l'intervento?
Ogni intervento, alla dimissione, prevede una dettagliata lettera per il Medico curante ed una serie di istruzioni scritte, personalizzate.
Se l'intervento riguarda solo l'alluce, le indicazioni saranno le seguenti:
-una settimana di riposo a gamba alta in scarico su due cuscini, limitando al massimo gli spostamenti, fino alla prima visita di controllo
-tre settimane di scarpetta postoperatoria a tacco posteriore, che consente di muoversi, camminare, spostarsi, non guidare
-dopo il controllo clinico e RX a un mese, scarpa comoda e fisioterapia (anche se non sempre serve), perche’ spesso il piede e’ ancora gonfio e la ferita fresca;
attivita’ lavorative sedentarie senza problemi, attenzione se si fa un lavoro in piedi per molte ore
-a tre mesi il piede e’ in genere ben guarito, si puo’ iniziare a fare tutto, anche lo sport; e’ bene evitare di abbronzare l’area operata per evitare iperpigmentazione della ferita
-a sei mesi il quadro e’ in genere stabilizzato, con completa guarigione.
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12. Sono preoccupato per il dolore. Cosa mi puo’ dire?
l'intervento chirurgico con la tecnica di Austin, che e’ molto rispettosa per le parti molli, non richiede compressione o immobilizzazione forzata, non e’ particolarmente doloroso.
Noi ci aiutiamo inoltre con un blocco anestetico locale postoperatorio e con una pompa elastomerica per flebo, che inietta costanti e piccole dosi di analgesico. La maggioranza dei nostri pazienti e’ meravigliata e dice: non ho sentito nulla!.
Importante e’ prevenire il dolore con una terapia costante e puntuale per i prmi 3-4 gg.
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13. Che medicine dovro’ prendere?
In corso di intervento viene gia’ eseguita profilassi antibiotica.
A domicilio viene prescritta terapia medica anti-infiammatoria ed analgesica da prendere per i primi tre/quattro giorni, terapia antibiotica per bocca per i primi 5 gg, profilassi anti-trombo-embolica con eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea per almeno due settimane, in qualche caso, se a rischio, fino a quattro settimane.
Eventuali terapie in corso, com profilassi estro-progestinica (pillola), terapia con antiaggreganti orali (aspirina), immunosoppressori (Metorexate, biologici per AR) vanno sospese prima e dopo, per un periodo da concordare col Medico.
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14. Devo fare fisioterapia?
Dopo l'intervento e’ importante eseguire subito esercizi attivi di flesso-estensione della caviglia, muovere e mantenere attivo l'arto, automanipolarsi l'alluce operato. Insomma promuovere una riabilitazione precoce!
Dunque spesso la fisioterapia non e’ necessaria.
Tuttavia nei pazienti piu’ anziani, con flebopatia o con componente artrosica, la fisoterapia e’ fondamentale per accelerare i tempi di recupero.
Si inizia a quattro settimane dall'intervento e va spesso programmata con anticipo.
Ogni paziente riceve un protocollo personalizzato, per indirizzare il fisioterapista.
Molto importante e’ poi’ proseguire autonomamente il trattamento con una serie di esercizi specifici, che vengono chiaramente spiegati al momento della visita.
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15. In sintesi, come si puo’ riassumere il percorso pre e post-operatorio?
Ok. Allora:
-visita per arruolamento e inserimento in lista di attesa
-telefonata per data stabilita, con margine per concordare i tempi, e colloquio con anestesista circa una settimana prima. Se da lontano, esami a casa e colloquio la \sera prima
-un giorno in clinica, massimo una notte
-prima medicazione a sette giorni (gratuito)
-controllo clinico e Rx a trentacinque giorni (due impegnative)
-controllo a tre mesi (una impegnativa)
Scarpetta postoperatoria per quattro settimane, con uso o meno di stampelle, a seconda del proprio equilibrio.
Corsa leggera dopo tre mesi, scarpa col tacco (fino a 5 cm.) dopo quattro settimane, poi tacco libero. Meglio evitare successivamente, se non per periodi limitati, scarpe strette nella punta e tacco a spillo oltre gli 8/9 cm.
Il Prof. Volpe col suo staff resta comunque a disposizione, anche telefonica, per urgenze e complicanze, 24 h.
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16. E le percentuali di successo di questa chirurgia?
La nostra casistica si riferisce a piu’ di quattromila casi operati negli ultimi dieci anni.
Statisticamente il 60% dei nostri pazienti e’ molto soddisfatto, il restante 32% abbastanza soddisfatto, perche’ ha qualche piccola riserva.
l'8% dei casi presenta qualche problema o complicanza, in oltre il 60% dei casi risolvibile con un secondo intervento, in genere molto piu’ semplice e piu’ breve nel recupero, rispetto al primo.
I pazienti insoddisfatti definitivamente non superano il 2/3 % dei casi.
Presentano una prognosi significativamente peggiore i pazienti con artrosi dell'articolazione da operare, quelli con danni da malattie infiammatorie (artrite reumatoide), i pazienti con osteoporosi ed i forti fumatori.


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17. Quali dunque i rischi reali, le complicanze possibili?
Ogni tipo di chirurgia si porta con se’ un minimo di rischio di complicanze o di insuccesso.
Consideriamo inoltre che l'alluce valgo si forma per una predisposizione congenita, spesso familiare, e che noi siamo chiamati ad operare situazioni in cui la deformita’ e’ presente da anni e, a volte, ha gia’ creato dei danni articolari.
La Chirurgia che eseguiamo e’ una chirurgia ricostruttiva che agisce, possibilmente al meglio, su tessuti talora compromessi. Siamo dire che, come se fossimo sarti, lavoriamo col tessuto che il paziente ci porta! Non usiamo protesi, come in altre patologie osteoarticolari dell'apparato locomotore!!!. Inoltre i nostri pazienti sono spesso anziani, con patologie associate (artrosi, flebopatia, osteoporosi) e con deformita’ multiple dell'avampiede, magari strutturate da molti anni.
Ma facciamo un elenco sistematico delle complicanze possibili:
- trombosi venose profonde eccezionali da quando facciamo profilassi anti trombosi venso profonda con eparina a basso peso molecolare.
- sofferenze cutanee, flebiti, infezioni davvero rare in pazienti senza problemi sistemici (a rischio artrite reumatoide con cortisonici e fumatori, pazienti anziani). - edema, gonfiore persistente spesso presente in soggetti con insufficienza venosa e linfatica, in genere transitori.
- disestesia, ipoestesia della zona operata, in genere transitoria, si risolve nel giro dei sei mesi, massimo un anno.
- inestetismi, cheloidi, aderenze superficiali e profonde delle ferite, granulomi da punto di sutura,possono avvenire e dipendono molto da fattori individuali. Si possono prrvenire con massaggio di scollamento, pomate specifiche, protezione dal sole. Possibile indicazione a chirurgia estetica in rarissimi casi.
- rigidita’ articolare abbastanza frequente in flessione plantare oltre i 15° gradi, non penalizza il risultato, possibile ma rara oltre i 30 gradi di flessione dorsale, rappresenta un causa di parsale riserva sul risultato.
- ipocorrezione o recidiva parziale, assolutamente rara con questa tecnica che sposta l'osso. Puo’ essere prevenuta con un tutore notturno per i primi sei mesi. Statisticamente presente nel 2% dei casi, puo’ essere ripresa con osteotomia falangea direzionale tipo Akin.
- ipercorrezione o alluce varo post-chirurgico, alluce flesso, alluce a griffe sono complicanze possibili nell’1% circa dei casi, spesso indipendenti dalla tecnica chirurgica, piuttosto correlati a caratteristiche individuali.Necessitano di ripresa chirurgica.
- pseudoartrosi (non consolidamento), spostamento della osteotomia possono avvenire per trauma, caduta accidentale, scarsa tenuta del mezzo di sintesi, scarsa qualita’ ossea. Possono richiedere ripresa chirurgica a seconda dei casi.
- intolleranza mezzi di sintesi (vite, viti, chiodo etc.) dovuta a mobilizzazione o sporgenza dei mezzi di sintesi per non perfetto affondamento o spostamento successivo, richiedono asportazione chirurgica dell'impianto. In genere e’ chirurgia semplice, si puo’ eseguire in locale, non richiede ulteriore riposo.
- osteoartrosi, osteonecrosi cioe’ danno post-chirurgico all'articolazione, possibile nel caso di danno all'afflusso vascolare della testa o osteoartrosi pre-esistente.Si tratta di complicanze gravi che spesso richiedono un ulteriore intervento di protesi (sostituzione totale) o fusione articolare (artrodesi) - metatarsalgia da trasferimento sempre possibile, sia perche’ spesso un alluce valgo si associa a piattismo traverso del piede, sia perche’, come detto in fase introduttiva, l'alluce valgo e’ solo la parte emersa dell'iceberg rappresentante la patologia dell'avampiede e dell'appoggio.
Circa il 15% dei pazienti sviluppa negli anni successivi all'intervento una metatarsalgia od un dito a martello, patologia che verosimilmente avrebbe verosimilmente sviluppato comunque
- algodistrofia dolorosa post-chirurgica sempre possibile in soggetti predisposti (ansiosi, fumatori, etc.) veramente rara in questi interventi in cui si carica subito, puo’ penalizzare anche interventi ben eseguiti e richiede rapido riconoscimento e cura in mani esperte.
In genere piu’ sono i distretti operati oltre l'alluce (metatarsali, dita a martello, neuroma di Morton) piu’ aumenta il rischio di complicanze e risultati insoddisfacenti.


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18. E le patologie associate?
Come gia’ detto l'alluce valgo si associa spesso ad altre patologie, in primis la metatarsalgia ed il dito a martello.
La patogenesi’ e’, come gia’ detto, comune, e deriva da un appianamento/allargamento dell’avampiede.
In genere noi affrontiamo globalmente le deformita’ dell'avampiede, in un unico intervento.
Cosi’ facendo la correzione diviene da correzione detta semplice a correzione complessa.
In qualche caso e’ necessario intervenire anche su tutti i cinque metatarsali.
In questi interventi la prognosi, in termini di recupero e di percentuali di successo, e’ molto meno buona, per la necessita’ di esposizioni multiple.
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19. Posso operarmi contemporaneamente da ambedue le parti?
Noi sconsigliamo la correzione bilaterale.
Infatti, con ambedue i piedi operati, non e’ possibile camminare e basta una piccola complicanza per prolungare eccessivamente la convalescenza e compromettere la vita di relazione.
Spesso inoltre la deformita’ non e’ simmetrica e comunque e’ piu’ facile garantire una buona simmetria della correzione a distanza piuttosto che contemporaneamente.
Considerando che, dopo l'intervento, l’altro piede dovra’ compensare quello operato, si consiglia l’intervento controlaterale, se indicato, non prima di sei mesi, meglio un anno.
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20. Se non mi opero che rischio corro?
l'alluce valgo puo’ restare silente per molti anni, specie se il paziente si adatta a scarpe comode e larghe.
Nel caso di conflitto piede/calzatura, senza sovraccarico plantare, l’unico rischio e’ lo sviluppo di una patologia artrosica articolare, con rischio di dover affrontare l'intervento chirurgico con peggiori prospettive di successo.
Diverso invece se e’ gia’ presente un sovraccarico o una deformita’ delle dita.
In questo caso la deformita’ peggiora rapidamente e coinvolge piu’ segmenti.
Tuttavia, come regola generale, resta valido il concetto che l'alluce valgo, se non doloroso, va considerato con prudenza in senso chirurgico.
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